Arte & Cultura

Published on dicembre 3rd, 2016 | by Redazione

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Bomarzo ospita De Flora et Fauna

palazzo orsini bomarzo

L’interno di Palazzo Orsini

Giovedì 8 dicembre al Palazzo Orsini di Bomarzo apre la mostra De Flora et Fauna, a cura dell’associazione culturale Arte e Benessere.

Otto gli artisti in mostra: Alfonso l’indeciso, Bankeri, Veronica Montanino, Davide Sebastian, Fabia Rodi, Stella Tasca, Maria Angeles Vila Tortosa e Davide Vagni. Fotografia, stoffa, carta, rami, legno, video, collage, incisione e ricamo questi alcuni materiali e tecniche usate ad elogiare e descrivere un habitat di creature vegetali e animali.

Sette gli ambienti tra stanze e saloni affrescati e non che ospitano i lavori, le installazioni e le proiezioni. Quasi 40 le opere esposte, tra cui  un site specific di 3 m per 4.

La materia nasce dirompente dalle loro mani, ed esplode come vita attraverso il loro pensiero. La potenza della natura si estrinseca attraverso un percorso che parla di forza e muscoli, che celebra leggerezza e purezza, dove le tecniche si fondono in un intreccio simile a rami e radici.

Una mostra con questo titolo va vista come una sorta di enciclopedica impresa fatta da più artisti, per porre ordine, classificare ed evidenziare le diverse specificità. Classificare animali e piante è un lavoro fatto dagli scienziati, agli artisti è dato il compito di leggerne le interazioni con quello strano e complesso animale che è l’uomo.

La mostra è ambientata nel Palazzo Orsini di Bomarzo dove probabilmente opulente nature morte ne ornavano le sale. La modernità nasce in questi spazi cinquecenteschi e De Flora et Fauna ben si addice con i prodomi surrealisti del Bosco Sacro del padrone di casa Vicino Orsini.

Alfonso l ‘indeciso smonta e rimonta dettagli, particolari, reperti, colori, in tavole/quadri. La sua Natura è tutta un catalogo di probabilità, di variabili, di innesti di DNA. Il risultato delle sue “tavole” – mi viene in mente delle di anatomia di Andrea Vesalio o quella degli elementi di Mendeleev – non esauriscono la narrazione, non servono per una comprensione, ma sono un catalogo delle infinite possibilità  della Natura/Pittura.
Origami colorati disposti come i coleotteri nelle teche, alcuni segni e colori e preziosi reperti pittorici sono presenti insieme per poterli ricombinare e farli rinascere in nuove e sempre infinite forme.

Bankeri usa fare un catalogo anatomico di animali che conosciamo bene. Le sue “tavole” rappresentano la carne e l’ossatura della creatura. La carne è pittura – nel suo caso: collage pittorico – Il colore/vita è per ricordarci la bellezza e l’energia dell’animale rappresentato. Nel colore sono “immerse” le ossa bianche a ricordarci la finitezza del vivente. I suoi lavori sono di sapore didattico e volutamente infantile. La semplicità del segno ne esalta il messaggio in una grafica pop di potente efficacia. L’anatomia è quella dello scienziato che disossa il “reperto”. Reperto e non più leone, pipistrello o elefante. Allo scienziato interessa il funzionamento.
L’anima dell’animale, quella profonda e colorata, è lasciata al pittore e poeta.

Veronica Montanino ha l’occhio lungo, direi ha la lente, anzi il microscopio elettronico. La sua pittura entra nei misteri della materia e delle sue geometrie e le rapporta in una scala a noi visibile. Veronica ricopre le pareti d’immaginari atomi o batteri, d’improbabili costellazioni e mondi dove possiamo perderci nella vertigine della geometria. La visione dell’istallazione ha la forza ipnotica di una notte stellata.

Fabia Rodi è una artista scienziata. Le sue “tavole” di Storia Naturale sono dei collage di reperti naturali ricombinati. Potrei dire una nuova agronoma che fa fiorire e abitare rocce senz’acqua di fiori e animali. Sono rappresentazioni sospese nel vuoto come fossero pianeti a se. Il risultato è metamorfosi e sogno. Lo spettatore è costretto ad indugiare sulla moltitudine che affolla la tavola. Fabia immagina un orto o uno zoo di una base spaziale dove convivono limoni giganti e piccole tigri, piante grasse ed elefanti lillipuziani in combinazioni esilaranti ma che possiamo immaginare in un futuro prossimo.

Davide Sebastian artista, anche lui come la Rodi digitale, ha un’altra visione della Flora e Fauna. In mostra porta alcuni fotogrammi del “ritratto” che ha filmato dello storico dell’Arte Gillo Dorfles. Anche questo lavoro appartiene ad una serie di brevi filmati dove si ritrae un personaggio intento in un silenzioso dialogo con un oggetto. Sono film che escludono quasi il movimento. Sono “ritratti”nella visione manieristica classica dove il soggetto era rappresentato anche dagli oggetti che ne caratterizzavano la propria vita: armature, denari, libri e quant’altro.
Nelle mani di Dorfles vediamo una ampolla contenente un fiore di Tarassico gravido dei suoi semi. Il vegliardo Dorfles trattiene nel vetro la vita futura dei semi. La
Natura trasmigrerà e rinascerà, passando dalle sue mani centenarie, il testimone della nuova nascita.

Stella Tasca lascia vivere le balene e le propone solo in effige come morbidi trofei/materassi. Giona e Pinocchio ci abitavano, noi ci culleremo sdraiati sulla loro immagine dipinta da Stella, ritrovando nel nostro sonno e sogno quello del grande cetaceo mammifero come noi. La balena di Stella, nel suo morbido abbraccio, diventa una grande madre primordiale.

Maria Angeles Vila Tortosa prende a se la sapienza femminile di raccogliere e conservare. Maria Angeles filtra la Natura attraverso la memoria, e la sua, essendo giovane, è memoria di bambina. La sua Natura è custodita da pesanti e impenetrabili casse d’imballaggio. La forza del contenitore fa sorridere rispetto al leggero contenuto … poi, guardando bene le sue tavole – anche lei catalogatrice -ci accorgiamo che sono le rappresentazioni di memorie pesantissime: lei, bambina, di fronte ad una Natura vasta e imprevedibile. L’unica salvezza è chiudere tutto nella cassa/vaso di Pandora e, certe volte, quando il ricordo dello sgomento è così insopportabile, nella cassa ci si mette anche lei fisicamente. Ma la sua con è una bara ma una casa-cassa da porre nell’infinito magazzino della memoria.

Davide Vagni usa la fotografia in modo analitico. I suoi scatti sono frammenti, istanti salvati dall’otturatore della camera per consegnarci la fragranza dell’attimo. La Natura è mutevole come la luce, sfuggente come l’acqua e solo la fotografia ne coglie un attimo irripetibile della continua metamorfosi.

Stella Tasca – Tommaso Cascella

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