Civita Castellana

Published on dicembre 17th, 2015 | by Redazione

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Genesio Bevilacqua, tra ceramiche e moto

Genesio Bevilacqua

Genesio Bevilacqua

Anno del Signore 2011. Sul circuito francese di Magny Cours Carlos Checa si laurea campione del mondo della Superbike e sul podio, insieme a lui, sale raggiante un signore di Civita Castellana, che sembra non riuscire a credere di essere riuscito a portare le sue Ducati in cima al mondo.

Quel signore si chiama Genesio Bevilacqua ed è il titolare di Althea, un nome che racchiude in sé un universo variegato: dai sanitari ai bolidi da 200 cv. Althea Ceramiche ed Althea Racing, infatti, sono due progetti molto diversi tra loro, ma che fanno capo entrambi all’anima poliedrica del loro fondatore: da un lato il Genesio Bevilacqua industriale, dall’altro il Genesio Bevilacqua motociclista.

Non a caso, la sede di tutte le attività è sempre la stessa: Civita Castellana. È lì che Bevilacqua ha avviato la sua iniziativa imprenditoriale, è lì che fa base il suo reparto corse ed è lì che è stato allestito anche un museo dedicato alle moto.

Un personaggio a 360°, Genesio Bevilacqua; carismatico e autorevole, suscita naturale interesse attorno a sé. Lo abbiamo incontrato lunedì mattina all’autodromo di Vallelunga, dove il team Althea Racing era impegnato nei test delle BMW con cui Jordi Torres e Markus Reiterberger correranno il mondiale Superbike 2016.

Signor Bevilacqua, lei ha un’azienda che funziona e un team che ha vinto titoli mondiali: si sente più bravo come industriale della ceramica o come manager motociclistico?
Non saprei. Sono una persona competitiva per natura, quindi cerco di raggiungere il massimo in tutto quello che faccio. D’altronde, quando ci si lancia in un’avventura che richiede grande impegno, bisogna necessariamente ambire ad avere successo”.

E qual è stata la chiave del suo successo?
Poter contare sulle persone giuste, perché da solo non potrei fare nulla. Io m’impegno al massimo e altrettanto pretendo da chi mi circonda, ma per ottenere risultati è fondamentale che la scelta dei collaboratori sia azzeccata”.

Parliamo di Althea Ceramiche, quindi del Genesio Bevilacqua industriale. La crisi economica ha colpito molto duramente il settore delle ceramiche nella Tuscia: secondo lei è stato fatto tutto il possibile per scongiurare questa fase così drammatica?
A mio giudizio, nel nostro territorio ci sono delle strutture ottime a livello industriale, ma che hanno delle lacune sul piano commerciale. Il settore della ceramica è fortemente inflazionato da produttori stranieri, come la Cina, la Turchia ed i Paesi del Medio Oriente, che hanno immesso sul mercato merce di qualità inferiore, ma realizzata con costi di produzione molto più bassi dei nostri. Le nostre aziende, la mia per prima, non hanno compreso subito la necessità di puntare su nuovi target di prodotto e di clientela per rimanere competitive. La crisi generale del comparto sarebbe stata comunque inevitabile, però noi imprenditori avremmo potuto attutirne gli effetti: siamo molto colpevoli di non aver saputo individuare subito i settori su cui poter continuare a fare la differenza”.

Quindi il fattore principale della crisi della ceramica è stata la mancata capacità degli imprenditori di affrontare le nuove sfide?
Lo dico perché anch’io all’inizio ho fatto quest’errore. Quando è arrivata la crisi, nel 2007-2008, noi imprenditori della ceramica vivevamo una situazione molto tranquilla, per cui non siamo stati pronti a reagire subito. La forza stava nell’individuare l’errore, correggere le traiettorie dell’azienda e modificare sostanzialmente anche i processi industriali, incentrandoli sulle nuove esigenze di ricerca e innovazione. Avremmo dovuto farlo prima”.

Passiamo a parlare di Althea Racing, un team che rappresenta un’eccellenza in uno sport, il motociclismo, in cui la Tuscia non era mai stata grande protagonista.
Purtroppo il nostro territorio è poco sensibile a quello che di buono viene fatto in ambiti sportivi che non siano il calcio. Il nostro team ha vinto quattro titoli mondiali, portando il nome di Civita Castellana nel mondo, ma proprio il pubblico civitonico sembra non recepire il messaggio”.

Per quale motivo?
Il problema è che manca l’informazione: per far capire alla gente che sta accadendo qualcosa di straordinario, c’è bisogno che qualcuno glielo racconti. I nostri media, invece, tendono a parlare poco e male degli sport che non siano il calcio, quindi si rimane sempre un po’ nell’ombra. Non voglio criminalizzare il pallone, sia chiaro, però i motori appassionano tante gente e sarebbe giusto che le testate d’informazione li seguissero con più attenzione, soprattutto quando si raggiungono certi risultati”.

La delude questo scarso seguito sul territorio?
Non ho creato Althea Racing per avere celebrità, ma per dare sfogo alla mia passione per le moto, con la speranza di coinvolgere più gente possibile. Tra l’altro, tengo a precisare che questa struttura dà lavoro a circa 40 persone, quindi ci sono 40 famiglie che si alimentano grazie alla mia passione. Direi che io faccio ampiamente la mia parte per promuovere questo sport, a tutti i livelli; mi piacerebbe che ci fosse più partecipazione”.

A proposito di passione, ci parli del suo museo Moto dei Miti, realizzato sempre all’interno della grande struttura Althea di Civita Castellana.
È una collezione privata dedicata alle moto che hanno fatto la storia di questo sport. Ci sono dei pezzi unici, come la Suzuki di Lucchinelli, la Honda di Capirossi, la Morbidelli di Pileri o le Ducati di Bayliss e Stoner. Tutte moto che hanno vinto titoli mondiali”.

Althea Racing (1)

Primi test per Althea Racing con le BMW

Non le viene mai la tentazione di salire sulla Desmosedici di Stoner?
Certo che mi viene! Infatti spesso la accendo e ogni tanto ci facciamo anche qualche giretto in pista. Le moto esposte nel museo sono tutte perfettamente funzionanti e ognuna ha anche i suoi ricambi”.

Ci sono anche moto da fuoristrada?
No, la mia passione è per le moto da velocità e mi sono concentrato su quelle. Però quest’anno nel team abbiamo assunto Jan Witteveen, quindi magari in futuro aggiungeremo qualche pezzo da cross…

Jan Witteveen, il mitico ingegnere olandese che ha vinto 40 titoli mondiali tra velocità, motocross ed enduro. Era andato in pensione, come l’ha convinto a tornare?
Conosco Jan da tempo, abbiamo un rapporto di amicizia personale. Un giorno, tra una chiacchiera e l’altra, è venuta fuori la possibilità di avviare un programma di lavoro insieme e adesso eccoci qua. Anche i tedeschi della BMW sono ben contenti della sua presenza, perché vedono Jan come il collante perfetto tra loro e noi”.

Cosa si aspetta Genesio Bevilacqua da questa nuova avventura con la BMW?
Dopo tanti anni con le Case italiane, abbiamo sentito il bisogno di una nuova sfida. La chiamata di BMW è capitata a perfezione e siamo orgogliosi di poter gestire le loro moto; Torres e Reiterberger sono partiti molto bene nei primi test e questo dà morale a tutta la squadra. L’obiettivo è crescere gara dopo gara, fino a diventare competitivi per la vittoria”.

Ha mai fatto un pensierino alla MotoGP?
Ho avuto molte volte la tentazione di fare questo passo, ma le logiche della MotoGP non permettono a un team privato di ambire a vincere. Così preferisco rimanere in Superbike, dove posso provare a puntare sempre al massimo”.

E se fosse BMW a pensare alla MotoGP?
Beh, le potenzialità dei bavaresi si conoscono bene. Noi nel 2016 speriamo di ottenere risultati così buoni da invogliare BMW ad investire ancora di più sui Gran Premi. Se poi decideranno di tentare l’avventura in MotoGP, sicuramente non saremo noi a tirarci indietro”.

Alessandro Castellani

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