Gallese

Published on settembre 1st, 2017 | by Redazione

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La festa della Madonna della Vite a Gallese

La Madonna della Vite

Poco distante il centro storico di Gallese, nel corso degli anni, si è sviluppato il quartiere di Sant’Antonio, dove attualmente vivono molti degli abitanti della città. Prende il nome dalla chiesa omonima, la quale sorge alle spalle del Palazzo Ducale, rappresentando una sorta di demarcazione fra il centro storico e il nuovo agglomerato.

L’urbanizzazione dell’area iniziò nei primi anni del Novecento, con la costruzione di alcuni eleganti villini, situati proprio alle spalle della piccola chiesa di Sant’Antonio, per poi espandersi velocemente lungo la strada provinciale che porta a Viterbo.

Piazza del Donatore rappresenta il punto centrale di tutta la contrada, attrezzata con un’area giochi e circondata da antichi ulivi, che stanno a ricordare l’origine rurale dell’intera zona, come testimoniano piccoli edifici sopravvissuti all’urbanizzazione di questo luogo. Certamente, il punto più significativo, cuore della spiritualità di tutta la comunità di Sant’Antonio e dei cittadini di Gallese, è una piccola chiesa rupestre, chiamata comunemente la “Madonnella”, dedicata alla Madonna della Vite e situata all’incrocio di due antiche strade rurali, tagliate etrusche in origine, che conducono alle campagne limitrofe.

La chiesetta, fondata dalla famiglia Iacobelli, è della seconda metà del ‘500 e sorge in un luogo nel quale in passato, probabilmente, c’era un’immagine sacra. In origine, la chiesa era intitolata alla Natività di Maria e venne subito chiamata Madonna Vitae, cioè della “vita”, per poi divenire a livello popolare della “vite”, simboleggiata frequentemente da grappoli d’uva. A questo proposito, si ricorda un episodio legato ad un miracolo, nel quale un pastore e il suo gregge, cercando riparo da un forte temporale di fronte alla chiesa, in prossimità di un tralcio di vite selvatica, colpiti da un fulmine che devastò l’ambiente circostante, rimasero illesi.

Anche un’altra chiesa di Gallese, la Madonna del Riposo, ormai sconsacrata, si trova in prossimità di un incrocio. Questo tipo di localizzazione sacra è ricorrente in molte zone d’Italia, in quanto nella cultura popolare i “crocicchi”, cioè gli incroci, rappresentavano un punto critico sia per le anime che per gli uomini, un luogo di indecisione dove la presenza poteva smarrirsi. Essendo il luogo dello spavento popolare, il “crocicchio” è quindi sottoposto a particolare protezione che ne attenui la pericolosità, divenendo spazio sacralizzato. In molte zone d’Italia, presso questi incroci sorgono delle piccole chiese o dei semplici pilastri, nei quali sono dipinte immagini sacre, dette “cone”, ovvero icone.

Ogni anno, nella prima metà di settembre, precisamente l’8, si celebra la festa della Madonna della Vite, molto sentita da tutta la comunità di Gallese. Riorganizzata agli inizi degli anni ’70, la festa ha origini precedenti ed inizialmente si caratterizzava come semplice festa rurale, come testimoniano rare immagini d’epoca. Alle funzioni religiose si alternavano momenti ludici che si svolgevano sull’aia di un casolare, ancora oggi situato alle spalle della chiesetta. Si trattava di giochi semplici, come la corsa dei sacchi, il gioco delle pignatte e l’albero della cuccagna, il tutto rallegrato dal suono della banda musicale. La semplicità e l’allegria dell’evento ha ispirato il pittore di origini gallesine Publio Muratore, che ha voluto immortalare l’avvenimento in un suo dipinto.

Oggi, la ricorrenza prevede un triduo di preghiera presso la piccola chiesa, la messa solenne della domenica e una processione che, nel pomeriggio, percorre tutta la contrada, rappresentando un importante momento di spiritualità e aggregazione. La festa si svolge principalmente in piazza del Donatore e l’organizzazione è affidata ad un comitato che lavora per mesi, alternando serate danzanti, proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, fuochi artificiali.

La festa della Madonna della Vite, come altri eventi simili, contribuisce a rafforzare il senso di appartenenza ad una comunità che, in un momento di grandi cambiamenti sociali e culturali, ritrovandosi in un modo semplice, si riconosce, riaffermando la propria identità, storia e tradizione.

Paola Testa

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