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Published on gennaio 5th, 2018 | by Redazione

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“Majano mijonaria” al teatro Manlio

“Majano mijonaria” è il titolo della commedia natalizia, diretta da Marco Marciani con l’aiuto di Antonello Ruggeri, in scena al teatro Manlio di Magliano Sabina. Oggi, 5 gennaio 2018 alle ore 21.00, andrà in scena l’ultima replica. I tre passati appuntamenti – 25, 26 e 29 dicembre 2017 – hanno riscosso un grandissimo successo di pubblico. La commedia si pone all’interno del programma di festeggiamenti del Natale Maglianese che si chiuderà poi venerdì 6 gennaio quando la befana arriverà in piazza a distribuire dolcetti e calze ai bambini.

“Majano mijonaria” è la rivisitazione e la trasposizione di Alfredo Graziani della famosa commedia “Napoli milionaria!” composta da Eduardo De Filippo in poche settimane e messa in scena per la prima volta il 5 marzo del 1945 – a guerra non ancora terminata – al teatro San Carlo di Napoli. L’originale di De Filippo venne successivamente rappresentato in moltissimi paesi europei: la rappresentazione più importante fu quella di Londra del 1972; nel 1950 venne inoltre girato un film basato sul soggetto della commedia, sempre per la regia di De Filippo. Nel 1977 la commedia divenne addirittura un dramma lirico in tre atti, con libretto scritto sempre da De Filippo e le musiche di Nino Rota, che debuttò al Festival dei Due Mondi di Spoleto.

La trama della commedia maglianese è la stessa di quella napoletana. Cambiano le ambientazioni e il dialetto: ci troviamo a Magliano Sabina durante gli anni della seconda guerra mondiale. Il sipario si apre su un palcoscenico fatto di pochi elementi, vediamo l’interno di una casa semplice e in pessime condizioni, che sicuramente appartiene ad una famiglia povera. “Majano mijonaria” è quindi la storia di una famiglia maglianese povera che, durante la guerra, cerca di riscattarsi come può e cerca di tenere unita la famiglia. La donna di casa, Amalia (Simona Nesta), moglie di Armando (Francesco Tondinelli), si arrangia con la borsa nera e con la mescita casalinga del caffè a cui tutti – in particolare i napoletani di De Filippo – non rinunciano nemmeno durante la guerra. Armando non è assolutamente d’accordo con i traffici illegali della moglie, ma in fondo capisce che questo è l’unico modo che la famiglia ha per mettere da parte qualche lira in più e cercare di evitare di fare la fame.

Al secondo atto è passato del tempo, sono passati circa due anni: sono arrivati gli Alleati e la guerra è finita. Il palcoscenico ci appare diverso: la casa è stata ristrutturata, gli elementi che compongono la scenografia sono più ricchi, Amalia è vestita a festa e indossa preziosi gioielli. Le cose indubbiamente sono cambiate per la famiglia. Armando è scomparso da alcuni anni e la donna, si è messa in società con Errico “Settebellezze” (Sandro Beccaccioli) e, facendo affari poco legali, ha fatto fortuna. Errico le propone addirittura di unire i loro sentimenti, ma la donna rinuncia convinta che suo marito farà presto ritorno. La guerra comunque ha fatto la sua parte: la famiglia sarà sicuramente diventata ricca, ma il nucleo è completamente disgregato. La figlia Maria Rosaria (Michela Timperi) non è più guidata e sorvegliata dalla madre, è rimasta incinta di un soldato statunitense che l’ha lasciata ed ha fatto ritorno in America; il figlio Amedeo (Michele Del Vescovo) si è immischiato in un giro di delinquenza e ruba pneumatici ad auto e camion. Armando, dopo il lungo periodo di assenza, fa ritorno a casa e questa è la situazione familiare che gli si palesa. Armando vorrebbe raccontare le sue peripezie e tutte le sue sofferenze ma nessuno vuole più stare ad ascoltare le pene della guerra. Armando, amareggiato, lascia così la compagnia preferendo restare accanto alla figlia più piccola, Rituccia (Lavinia Nesta), che ha la febbre molto alta.

Sì, la guerra vera e propria è finita, ma quella che si sta combattendo ora è un’altra guerra: quella della povera gente che ha perso tutto, che è stata privata dei sentimenti, dell’onestà e di tutti i valori. Questo è quello che Armando, accanto al letto della figlia più piccola, durante il terzo atto, dice al brigadiere Cianfa (Fabrizio Nesta) che è venuto ad avvisarlo che arresterà il figlio delinquente. Armando, afflitto, non può fare altro che dirgli di fare il suo dovere. Ma una disgrazia più grande incombe sulla famiglia: la piccola ammalata morirà durante la notte se non si troverà una specifica medicina che sembra essere introvabile. Tutti in realtà si sono mobilitati a cercare la medicina ma Amalia sospetta che la tengano nascosta per farne alzare il prezzo. La medicina la porterà il ragioniere Riccardo (Fabrizio Valentini) ormai ridotto sul lastrico dalla stessa Amalia. Il ragioniere darà la medicina ad Amalia senza volere in cambio nulla ma facendole notare che, quando si era trattato di non far morire di fame i suoi figli, lei non fu altrettanto generosa. La bambina di salverà solo se supererà la nottata. Amalia capisce di aver sbagliato, si è fatta prendere dalla brama del denaro e non ha saputo guidare la sua famiglia. Nell’ultima scena moglie e marito si parlano attraverso gli sguardi cercando di colmare l’enorme distanza che si è creata tra loro durante quegli anni. Amalia ora si ritrova a piangere accanto al letto della figlia piccola aspettando che passi la nottata.

Intorno alla famiglia di Armando e Amalia ruotano poi altri personaggi che arricchiscono la storia. Troviamo così Adelaide (Miriam Cocco) e Peppinella (Tiziana Paciosi) nel ruolo delle due amiche di Amalia, Teresa (Patrizia Poggetti) e Margherita (Ludovica Nesta) sono le amiche di Maria Rosaria, Peppe “u criccu” (Giuseppe Palombelli) è l’amico delinquente di Amedeo; infine c’è il dottore (Don Ariel Dorado).

La piccola Rituccia rappresentava all’epoca di De Filippo e rappresenta ancora ora in “Majano mijonaria” l’Italia che è attraversata da povertà e sofferenze. Attorno a questa bambina malata accadono tutte le vicende quotidiane e familiari modulate dagli eventi piccoli e grandi del momento. De Filippo nel 1945, alla fine della commedia scrive: “ha da passà a nottata”. E sì, quella nottata deve passare, per la piccola Rituccia, per quella famiglia disgregata e per tutta l’Italia. Il messaggio, ancora attuale, è di cauta speranza e non di ottimismo. Quella cauta speranza che tutti dovevano avere alla metà degli anni Quaranta per poter andare avanti. Un invito oggi rivolto ai timori di tutti gli italiani che restano in attesa.

Simona Ruggeri

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