Orte

Published on aprile 2nd, 2015 | by Redazione

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Dalla Penta alla Serie A: l’ascesa dell’Orte Calcio a 5

Penta Orte 1995

Penta Orte 1995/96

In questo 2015 l’Orte Calcio a 5 festeggerà il ventesimo anno di vita, e lo farà dopo aver salito uno alla volta tutti i difficili gradini della scala del futsal italiano, arrivando fino all’Olimpo della Serie A1. Una scalata incredibile, che nessuno neanche osava immaginare, nel giorno in cui un raffazzonato gruppo di ex-calciatori ortani decise di far partire questo progetto.

Quella dell’odierna Cascina Orte è una storia affascinante, fatta di uomini (pochi), passione, astuzia ed un pizzico di fortuna; una storia che ha attraversato fasi critiche e momenti di gloria, scelte sbagliate e grandi intuizioni, ma che adesso vive nel trionfo più assoluto, con le pagine più belle ancora tutte da scrivere.

L’avventura cominciò nel 1995, dopo che si era già ampiamente chiusa l’esperienza della vecchia Ortana Griphus. Quella squadra, formata principalmente da transfughi della Roma Calcetto, debuttò nel 1985/86 e vinse subito lo scudetto, ma non aveva basi societarie robuste e già nel 1990 si sciolse, abbandonando per sempre la scena del calcio a 5. Dopo cinque anni di vuoto, il gruppo di appassionati di cui detto in apertura decise di ricostituire una squadra di calcetto ad Orte, con l’aiuto di qualche piccolo sponsor locale per coprire le spese. La nuova realtà prese il nome di Penta Orte e nel suo gruppo entrarono, tra gli altri, Luciano Nesta ed Italo Panattoni: due personaggi che da quel momento in poi hanno impersonificato il lungo fil rouge del calcio a 5 ortano.

Dopo una prima stagione dedicata esclusivamente all’attività amatoriale, nel 1996 la Penta Orte si affiliò alla FIGC e cominciò a partecipare al campionato umbro di calcio a 5. Si era ancora in un periodo pionieristico per il futsal italiano, tant’è vero che la riforma dei campionati così come li conosciamo ora avvenne solo nel 1998, quando la Penta, in virtù dei buoni risultati conseguiti nelle stagioni precedenti, fu ammessa alla Serie C1, massima categoria regionale. Nel 1999/00 la squadra raggiunse il suo apice, sfiorando la promozione in Serie B.

Nel 2000, anche in conseguenza dei lusinghieri risultati sportivi, arrivò il primo grande cambiamento societario, con l’assunzione della denominazione Disegno Ceramica Orte C5, in omaggio allo sponsor principale. La squadra continuò a militare nella C1 umbra, allenata sempre da Nesta e rappresentata in campo dai vari Iannone, Gigliozzi, Laurucci, Ceprini, Pizzichini, Paris e Bacchiocchi. Contemporaneamente venne avviato un progetto di settore giovanile Under 21, guidato da Panattoni, che nel 2004/05 arrivò al prestigioso traguardo delle fasi finali nazionali e lanciò numerosi ragazzi di Orte sulla scena del calcio a 5 umbro.

Orte CUS Cantina Falesco calcio a 5 2006

Orte CUS Cantina Falesco 2006/07

Un altro grande salto di qualità avvenne nella stagione 2006/07, quando la dirigenza ortana strinse un accordo di fusione con il CUS Viterbo. La nuova squadra, che univa al gruppo della vecchia Disegno Ceramica dei giocatori di grande livello come Vespa e Hayashi, prese il nome di Orte CUS Cantina Falesco e partì con l’obiettivo dichiarato della promozione in Serie B. L’esperienza della fusione fallì dopo neanche due mesi, ma Nesta riuscì comunque a tenere compatto il gruppo dei suoi giocatori, conservò in rosa alcuni viterbesi (su tutti Vespa, ancora oggi in squadra) e rinforzò i ranghi con qualche acquisto invernale. La squadra arrivò prima a pari punti con la Virtus Gualdo, ma perse lo spareggio con i perugini e rimase in C1.

La promozione fu solo rimandata, perché l’anno dopo la squadra, affidata al nuovo tecnico Corpetti, si rinforzò ulteriormente nel mercato estivo (su tutti gli arrivi di Antonazzi e De Angelis) e centrò la tanto agognata vittoria in campionato. Ma il debutto dell’Orte sulla scena nazionale si rivelò un autentico disastro: acquisti sbagliati ed errori nella gestione tecnica portarono la squadra ad un mesto ultimo posto, con conseguente retrocessione.

Nel 2009/10 Nesta tornò in panchina per guidare la riscossa della sua società, stra-prima nel campionato di C1 umbra e nuovamente promossa in serie B. Al secondo tentativo, l’Orte retrocesse nuovamente dopo i playout contro il Miracolo Piceno, ma fu ripescata dalla FIGC e rimase nella categoria. Retrocessione scampata di un soffio anche nel 2011/12, quando i biancorossi si salvarono vincendo i playout contro la Pro Capoterra. Furono anni difficili, in cui la squadra fu costretta ad emigrare ad Orvieto e Terni per via dei lavori in corso al palazzetto comunale e perse anche il contatto con il sempre partecipe pubblico ortano.

Ma nel frattempo era arrivato un uomo nuovo al vertice della società. Con Massimiliano Brugnoletti presidente, l’Orte (che acquisì come main sponsor La Cascina) era finalmente nelle condizioni di puntare in alto: risorse importanti garantivano programmi ambiziosi. Nesta lasciò definitivamente la panchina e si ritagliò il ruolo di direttore sportivo, mentre a Panattoni, indispensabile uomo-ombra e factotum nei momenti più duri, fu assegnato il più rilassante incarico di tesoriere. La guida della squadra, impreziosita dall’acquisto di numerosi elementi di spessore (Paolucci, Montagna, Diaz ed il capitano Zancanaro), fu affidata al brasiliano Rosinha, che deliziò subito il pubblico ortano stravincendo la Serie B.

La Cascina Orte 2012

La Cascina Orte 2012/13

Il primo anno in A2 fu molto positivo: La Cascina, ulteriormente rinforzata dall’arrivo di giocatori come Bragaglia e Sampaio, chiuse al terzo posto la regular season e perse in finale i playoff validi per la promozione. Il 2014/15, poi, è storia recente, con la cavalcata trionfale dei ragazzi di mister Ramiro Diaz.

E adesso, cosa aspettarsi dall’Orte Calcio a 5? Lo abbiamo chiesto al grande protagonista di questa storia, Luciano Nesta: “Il nostro obiettivo è rimanere il più possibile nella categoria. Ci stiamo adoperando per adeguare il palazzetto agli standard richiesti dalla Federazione e, ovviamente, siamo già al lavoro sul mercato. Dal momento che mister Diaz è molto bravo con i giovani, vogliamo mettergli a disposizione alcuni ragazzi interessanti da far crescere, possibilmente italiani.”

Si pensa alla Nazionale?Sicuramente sarebbe una grande gioia vedere i giocatori della nostra società indossare la maglia dell’Italia. E secondo me abbiamo Cesaroni che è già pronto per farlo.”

Certo che è un bel salto dai tempi in cui bisognava organizzarsi con le macchine per le trasferte…È vero. Per tanti anni abbiamo vissuto alla giornata e fatto grandi sacrifici per tirare avanti la baracca; ma è stato proprio quel passato ad insegnarci a gestire le risorse a disposizione. Naturalmente senza l’ingresso in dirigenza del presidente Brugnoletti non saremmo mai riusciti a fare questo salto di qualità, però spesso sento dire che le nostre vittorie arrivano solo perché abbiamo più soldi tutti, e invece non è così. Ci sono società che spendono molto più di noi.”

Come ci si sente adesso?Come uno che per 20 anni ha speso tempo ed energie in un progetto che ora è al massimo del successo. Quando arrivò, il presidente mi disse che l’obiettivo era la A1 in tre anni. Io non ci credevo, pensavo che un simile risultato non sarebbe stato possibile in così poco tempo… e invece ha avuto ragione lui.

Qual è il segreto per ottenere successi in una società sportiva?Saper scegliere gli uomini e rispettare i ruoli. La dirigenza è contemporaneamente il primo e l’ultimo ingranaggio di una società: il primo perché ha la funzione di individuare le persone a cui affidare i vari incarichi; l’ultimo perché, una volta che ha svolto questa funzione, deve farsi da parte e permettere a tutti di fare il proprio lavoro. Posso garantire che non è facile, perché a volte l’impulso, anche in buona fede, di intervenire e prevaricare i ruoli è forte; però ci vuole l’intelligenza di capire quali sono i limiti delle proprie mansioni e rispettarli. E’ per questo che io valuto più le qualità umane che quelle meramente tecniche.”

Alessandro Castellani

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