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Published on ottobre 3rd, 2017 | by Redazione

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Un pennese in vetta al tiro a volo

Immagine celebrativa del titolo italiano di Lorenzo Buratta

C’è un ragazzo di Penna in Teverina tra i nomi più promettenti del tiro a volo italiano. Lorenzo Buratta, 20 anni, pennese doc, domenica 24 settembre si è laureato campione nazionale di tiro al piattello, specialità trap.

La gara si è disputata a Lonato del Garda, in provincia di Brescia. Buratta si è aggiudicato la categoria Junior, riservata agli under 21, nella specialità trap, cioè la fossa olimpica, che prevede un tiro frontale, con piattello lanciato alle spalle dell’atleta. Dopo le eliminatorie, il giovane pennese ha dovuto disputare uno spareggio per accedere alla finale e la vittoria nel testa a testa lo ha evidentemente caricato per l’atto conclusivo della gara, in cui è riuscito a prevalere su tutti. Il duello è stato soprattutto con Nicholas Antonini, battuto di un solo punto (44 centri a 43), mentre gli altri avversari hanno finito molto più staccati.

Una grande soddisfazione per il giovane Lorenzo, che sta riuscendo ad emergere in uno sport poco conosciuto al grande pubblico, ma non per questo poco affascinante e impegnativo. “Pratico questo sport da dieci anni e da tre faccio parte del gruppo sportivo dei Carabinieri. Ad oggi non sono ancora un professionista, per cui sono stati i miei genitori a sostenermi: il tiro a volo, infatti, è uno sport che richiede sacrifici sia a livello economico che logistico.

Come si allena un atleta di tiro a volo?
L’allenamento si suddivide in sessioni fisiche e sessioni tecniche, ma è tutto finalizzato a migliorare l’aspetto mentale, cioè le capacità di concentrazione e coordinamento. Durante l’inverno si lavora molto sulla resistenza atletica, per abituare il cervello a lavorare con frequenza cardiaca alta. Nei mesi successivi si passa al lavoro coi pesi, per allenare la resistenza muscolare, unito ad esercizi di equilibrio, propriocezione e riflessi. A livello tecnico, invece, il programma varia a seconda dell’allenatore; nel mio caso faccio molti esercizi per rendere il più possibile automatico il movimento del corpo per seguire il piattello con lo sguardo e sparare. La stagione di gare dura da marzo a settembre, quindi l’obiettivo è raggiungere il massimo della forma in primavera.

Uno sport che spreme al limite soprattutto l’aspetto mentale dell’atleta. “Assolutamente sì – conferma Buratta – Non puoi smettere di pensare nemmeno per un secondo al poligono, devi regolare il tuo stile di vita in maniera schematica. Ad esempio, non puoi permetterti di fare tardi la sera, neanche se il giorno dopo non hai gare, perché devi abituare il cervello ad essere pienamente attivo al mattino presto, cioè l’orario in cui di solito si va a sparare.

Cosa si aspetta Lorenzo Buratta dal suo futuro?
Il prossimo anno entrerò nella categoria Senior e mi hanno già comunicato che sarò inserito subito nel gruppo degli atleti migliori. Dovrei anche debuttare in qualche gara di campionato del mondo. Sarà difficilissimo vincere ancora, perché mi confronterò con i professionisti migliori, ma io voglio diventare uno di loro e quindi non vedo l’ora di cominciare questa nuova sfida. Mentalmente sono già proiettato al 2018.

Nel frattempo, chi vuoi ringraziare per questo titolo italiano?
Innanzitutto i miei allenatori Daniele Lucidi e Andrea Miotto, due tecnici di livello mondiale. E poi, ovviamente, i miei genitori.

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