Otricoli

Published on marzo 31st, 2016 | by Redazione

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Un viaggio alla scoperta di Ocriculum

Ocriculum anfiteatro (1)

L’anfiteatro

Entrando oggi nell’area archeologica di Ocriculum, a Otricoli, sembra improvvisamente di essere catapultati indietro nel tempo di circa duemila anni. Un gigantesco prato verde è quello che ci si apre davanti agli occhi all’ingresso dell’area archeologica. Ettari ed ettari di prato coperti, qua e là, dai resti di un’antica città romana. Una città grande, importante, che sorgeva sulle rive del fiume Tevere come punto strategico al confine tra l’Umbria e la Sabina e che aveva un importante porto fluviale che consentiva un fitto commercio con Roma.

Tutto il parco archeologico di Ocriculum è sicuramente, sia per la grandezza sia per la ricchezza dei monumenti e dei materiali rinvenuti durante gli scavi, uno dei centri più importanti di tutta l’Umbria. Le due peculiarità che rendevano la città così tanto importante erano il già citato porto fluviale, detto “porto dell’Olio”, che rendeva intensissimi i rapporti commerciali con Roma e che fu utilizzato moltissimo anche durante l’età papale, e la vicinissima via Flaminia, costruita nel 220 a.C. dal console Flaminio.

All’ingresso, o meglio, prima dell’ingresso della città, si incontrano quelle che erano le tombe, costruite fuori dalle mura della città, accanto alla via Flaminia, come era l’usanza propriamente romana di “non seppellire alcun morto all’interno della città”. Rispettando questa tradizione, molto spesso si venivano a creare delle vere e proprie aree cimiteriali (o necropoli) proprio fuori dalla città. Sotto una delle due tombe scorre il Rio San Vittore, piccolo affluente che si getta nel Tevere; una legenda narra che proprio sotto quella tomba, nelle acque del piccolo corso d’acqua, si nasconda un temibile serpente a due teste.

Appena entrati nella città troviamo le antiche terme, un’imponente costruzione il cui pregiato pavimento in mosaico è stato donato dal Comune di Otricoli ai Musei Vaticani di Roma. L’aria che si respira e tutto l’ambiente circostante ci portano indietro nel tempo e, talvolta, ascoltando i racconti di qualche otricolano e sbirciando tra i vari resti archeologici, sembra quasi di scorgere delle vestali che ballano e fanno riti propiziatori davanti al Tempio di Giove, oppure dei legionari che marciano nel mezzo della città.

Su di una collina leggermente più alta rispetto a dove è situato l’ingresso della città, sorge quello che un tempo era l’anfiteatro, utilizzato esclusivamente per i giochi pubblici. I resti che possiamo ammirare ci dicono che sicuramente era una delle costruzioni più imponenti della città. Panem et circenses, scriveva il satiro Giovenale: un popolo sazio e divertito è un popolo tranquillo. Quello che è stato rinvenuto nei recenti scavi archeologici sono solo gli spalti della vecchia arena ed il tunnel d’ingresso degli attori; ma forse, sotto il terreno, c’è ancora molto da scoprire. La particolarità di questo anfiteatro, di forma ellittica (di cui è visibile solo una metà), era quella di poterlo riempire completamente d’acqua, per consentire anche giochi acquatici.

Andando avanti e percorrendo quei sentieri sui quali, migliaia di anni fa, camminavano i nostri antenati dell’Impero, arriviamo davanti alle grandi sostruzioni: un insieme di elementi che fungevano da base di appoggio per un’altra struttura che evidentemente non poteva poggiare direttamente sul terreno, o per la natura del terreno stesso oppure per l’eccessiva complessità della costruzione. Sono probabilmente i resti più affascinanti e misteriosi dell’intera Ocriculum, perché emergevano già prima che fossero effettuati gli scavi archeologici e hanno sempre fatto parte della storia di Otricoli; basti pensare che, durante la Seconda Guerra Mondiale, questi edifici così antichi svolsero la funzione di rifugi antiaerei per moltissimi otricolani. Però, proprio per la loro maestosità, è ancora oggi difficile poter approfondire la reale funzione di queste grandi sostruzioni al tempo di Ocriculum.

Ocriculum porto

Il porto dell’Olio sul Tevere

La zona delle grandi sostruzioni è un po’ il centro vitale di Ocriculum, e lo dimostrano la presenza a breve distanza di tre fontane e dei resti di tribune di quello che probabilmente era un altro luogo di spettacolo. Ciò che salta all’occhio del visitatore è che spesso, tra un reperto e l’altro, ci sono ampie zone di prato, che quasi sicuramente nascondono nel loro sottosuolo altri preziosi reperti, che potrebbero aiutare la ricostruzione storica della città. Un po’ alla volta, magari, si riuscirà a riportare alla luce tutta la maestosità dell’antica Ocriculum, i cui confini ancora oggi non sono stati ben definiti.

A dimostrazione di questo concetto c’è l’apparente distanza che separa il cuore della città dalla zona del porto dell’Olio. Per arrivare al fiume, infatti, bisogna percorrere un lungo sentiero in discesa, che costeggia un grande campo oggi immacolato e che “scorpora” l’area portuale con il resto dei reperti. In realtà, c’è da credere che in epoca romana tutto quello spazio non fosse lasciato abbandonato a sé stesso.

La vista di cui si gode dalla collina appena sopra al porto è deliziosa: si può ammirare la verdeggiante valle del Tevere, con il fiume che s’insinua nei campi con le sue curve dolci tra l’Umbria e la Sabina. Su questa collina è costruita la chiesa di San Vittore, patrono di Otricoli, che fu seppellito proprio nel luogo in cui è edificata oggi la chiesa (che anticamente era solo una parte di un complesso che ospitava anche un monastero).

Tutta l’area archeologica di Ocriculum è emersa abbastanza recentemente. Il parco archeologico è gestito direttamente dal Comune di Otricoli, che lo cura e lo mantiene, anche se i terreni su cui si sviluppa l’antico centro sono di proprietà di tre diverse famiglie, che hanno dato l’autorizzazione agli scavi. Resta comunque la bellezza e l’importanza di un sito di queste dimensioni, sia perché è un ottimo richiamo per turisti che provengono da ogni dove, sia perché è sempre motivo di grande orgoglio per tutta la comunità di Otricoli.

In questa bellissima zona archeologica si svolgono, durante tutto il corso dell’anno, moltissime manifestazioni e rievocazioni: in primis la festa di San Vittore. Alla metà di maggio ha luogo la rievocazione dello sbarco delle spoglie del Santo martire, che secondo le ricostruzioni storiche furono riportate ad Otricoli nel 168 d.C. approdando proprio al porto dell’Olio.

Ma l’evento che più di tutti vede protagonista il sito di Ocriculum è la rievocazione di Ocriculum AD 168. Un weekend in cui Otricoli si reimmerge nella sua storia, riportando in vita la vecchia, gloriosa città proprio nel periodo in cui si verificò la morte di San Vittore. I legionari che fanno esercitazioni, il porto pieno di barche e marinai, gli spettacoli di musici e attori, la calma delle terme, il mercato, i contadini e cacciatori, le “taberne” dove assaporare gli antichi cibi della tradizione culinaria del tempo, con la possibilità di pagare il tutto in sesterzi. Due giornate che riportano veramente tutti i visitatori al II secolo d.C., quando a Roma regnava Marco Aurelio e quando il centro dell’antica Otricoli godeva del suo massimo splendore.

La città di Ocriculum, distrutta dai Longobardi tra il 569 e il 605 d.C., venne poi abbandonata dai suoi abitanti, che furono costretti a spostarsi in collina, nell’attuale e grazioso borgo di Otricoli.

Simona Ruggeri

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